Shadowline
Welcome to the Gangway. Dove ogni viaggiatore è accolto. Da sempre.
giovedì, aprile 17, 2008, 19:53

No... Comment..?

No, no... Comment pure!!!!

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giovedì, marzo 20, 2008, 17:08

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venerdì, febbraio 15, 2008, 18:56

Wish You Were Here...
Me, oh, my country man,
Wish You Were Here...
I Wish You Were Here...
Don't you know, the snow is getting colder,
And I miss you like hell,
And I'm feeling blue...
Wish You Were Here...
Me, oh, my country man,
Wish You Were Here...
I Wish You Were Here...
Don't you know, the snow is getting colder,
And I miss you like hell,
And I'm feeling blue...
I've got feelings for you,
Do you still feel the same?
From the first time I laid my eyes on you,
I felt joy of living,
I saw heaven in your eyes...
In your eyes...
Wish you were here...
Me, oh, my country man,
Wish You Were Here...
I Wish You Were Here...
Don't you know the snow is getting colder,
And I miss you like hell...
And I'm feeling blue...
I miss your laugh, I miss your smile,
I miss everything about you...
Every second's like a minute,
Every minute's like a day
When you're far away...
The snow is getting colder, baby,
I Wish You Were Here...
A battlefield of love and fear,
And I Wish You Were Here...
I've got feelings for you,
From the first time I laid my eyes on you...
Wish You Were Here...
Me, oh, my country man,
Wish You Were Here...
I Wish You Were Here...
Wish You Were Here...
Don't you know, the snow is getting colder,
And I miss you like hell,
And I'm feeling blue...
Wish You Were Here...
Wish You Were Here...
Wish You Were Here...

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martedì, novembre 13, 2007, 13:30
 

Nella testa il vuoto.

Che non esclude un pieno di pensieri. Quelli non mancano mai.

Quando stavo per ricordare, son tornata ad affacciarmi alla finestra scontrandomi con un nuovo sorriso. Non esistono melograni così stupidi da farsi depredare da un astuto vampiro in calzamaglia.

Eppure mi è sembrato di scorgere il quel ghigno qualcosa di familiare.

Quasi di accettabile.

Vestito di rosso e di grigio, le zampine palmate di verde brillante e, tra di esse, un bel melograno avvizzito. Quasi un trofeo, o forse una bandiera.

Da certe finestre entra spesso qualcosa di sorprendente.

Appoggiata al mio bel segnale di passaggio pedonale, ho preso un tram, ma era una cosa del tutto privata, la ricerca di un caffè sotto la montagna, quattro passi nella finta nebbia di mezzogiorno, così, tanto per passare il tempo che mi restava da spendere. E certe volte ritorno anch'io. Ma non mi fermo mai. Perché mi prende allo stomaco e non so proprio cosa farmene delle mie sensazioni, se mi assalgono senza alcun permesso o preavviso.

Revocarmi la possibilità di scelta non è concesso. Autorevocarmi l'eventualità di una decisione tantomeno. Mi prenderebbero in giro, dall'ombra di quello strano ibrido di un albero. Sì, forse mi prenderei in giro anch'io. Perché di notte è tutto più chiaro, tutto più semplice, e non mi sbaglio mai.

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lunedì, ottobre 29, 2007, 16:13

Aspetta, aspetta, che mi rimetto a pensare.

Sarà per quel messaggio inaspettato, o per effettiva necessità.

Sarà che parlo sempre da sola e da sempre sola, ma mi torna in mente l'inverno '94-'95.

Se fossi felice o meno o più felice di oggi, non saprei dirlo così su due piedi, ma c'era qualcosa nell'aria che prometteva del buono.

Che non venne.

Ma lo prometteva, ed a noi piaceva. Come il caffè che ancora sembrava avere profumo e colore e da solo bastava a riempirti il naso e la testa.

E poi c'era la Flying, che da sola faceva metà del mio lavoro. Bastava entrare lì dentro per dieci minuti ed uscirne fuori senza dimenticar nulla, per tornare in treno e riprendere a scrivere. Perchè allora scrivere non era nè jobbusiness, ma una concreta necessità.

Non so te, ma io mi ricordo dell'odore di un vicolo storto attaccato e ben nascosto dalla pancia di Piazza S.Domenico in cui son passata fino al giorno prima della mia laurea. Lì c'era un vecchio rilegatore che sembrava esser diventato un tutt'uno con la collaprene ed il bostik.

Mi ricordo il sole di Porta di Massa ed il passo di Soraya.

Aula Piovani.

E fuori, spesso, pioveva, se il sole non mi entrava dentro, se il sole non tornava...

 Oh Dio, cosa non avrei fatto per aver la lingua di oggi al posto della penna! E non per leccare inchiostro, che quello lo faccio ancora oggi, per non perdere il gusto della scrittura. Come avrei voluto aver gambe più lunghe! Così, senza un perchè. Forse per aver il coraggio di partire senza una lira in tasca, per tornare a casa esausta soltanto d' aria e di abbracci.

Amicizia, amore, letterature da muro, sì, forse, anche quello.

Ma era soprattutto un seme(L). Per l'hodie che non basta.

La zingara è tornata stanotte, stanca, sfatta, un po' brilla.
Mi ha detto di dirti che non hai motivo di tormentarti nel presente più di quanto tu non abbia fatto in passato.
Non so, lei a volte è un po' stramba, dice cose che non ho voglia di capire...
Non da subito, almeno.
Ma è mia Sorella Siamese, e quindi capisco, anche se faccio finta di no, anche se mi ostino disperatamente a professarmi gemella diversa.
Che la sua lenta cantilena notturna ti culli oltre il cuscino, perchè dice, è lì che sorgono i problemi maggiori. C'è un vuoto che non si può colmare, anche passandoci attraverso.
Ed è freddo, perchè il calore in vita e in morte, se credi, ce lo metti tu.
Io posso solo baciarti gli occhi.

Leggendo l'inizio del tuo blog mi sono ricordato il giorno del tuo esame di laurea! e i miei saggi consigli!
Che non riuscirò, come sempre, a seguire...

...sì, Porta di Massa...

...e Mezzocannone.

E le scale di fronte all'Astra.

:-)

[per tacer del Gabbiotto e dei Finestroni delle Rampe Opposte]

Ricordare non fa male, se sai cosa sei oggi e dove stai andando.

lots of lost x's,
- p.
E le lettere scambiate per le letture in treno, gli scacchi e tutto il fumo che faceva nebbia e tosse.
All'Astra di giovedi mattina, ci andavamo io ed un certo Fra, per decidere se scrivere o no, i concerti del venerdi e le recensioni di Bologna.
E quando son partita per Cuore Ingraz, portandomi dietro il walkman e le solite carte stropicciate, per tornare ad aprile e sentir cambiar l'aria dentro e fuori.
Sul finestrone, da dove osservavi il saliscendi occulto dei fangosi Eminenz del momento...
Conservo la Settimana Gabbiottistica e la caricatura di Sal d'Amato, i fumetti nel cellophane ed i tuoi fogli per stampante ad aghi.
Non li ho lasciati ingiallire e li leggo di notte, perchè mi aspetto di sognare e di svegliarmi all'alba per correre dietro a un altro treno.
Perchè a vent'anni impari e a trenta impari ancora.
Perchè una parola data è più preziosa di una mai detta.
E' quando conobbi ppork, stratega senza esercito, o meglio d'un manipolo di Persone e non di guerrerazzi!

ricordo anch'io... quell'incrocio tra mezzocannone e il rettifilo... e le notti a scappare a san domenico... e il gabbiotto... e visi tanti in turbinio... e qualcuno s'attacca come una cozza e diventa sodale con te pur se anni ed anni son passati... e ci si ritrova a sederci attorno ad un tavolo occhi stanchi e nasi colanti... a bere acqua a temperatura ambiente ed esaltarci come fanciulli per l'ULTIMA cazzimma! :-)

e si cerca nella nebbia che puzza e nella pozza d'acqua gelata di NON voler più parlare. a volte lo sai Ale... non serve... e neppure sfogarsi!
Lo sa Paolo a cui gli basta uno sguardo ed un abbraccio! Altro che 1001 parole e frasi e discorsi... :-)

eppure pezzi di carta segnati... come le parole che ti sengano la mente... sono là ad ammonirti ad affardellarti come carichi di sale portati sotto la pioggia...

Quattordici novembre.

Con Fede.

Cosa che non capita spesso.

Perchè poi, il vagabondare, ha contagiato anche me. Perchè non amo ricordare, per non stringermi ad immagini perse, ma non dimentico per natura ed istinto.

Parlare non è poi davvero importante. Sappiamo ormai che ciò che conta è sentire, sentirsi, sapere e camminarci dentro.

Ogni sfogo ha la sua necessità, ogni abbraccio o sorriso, un seguito vivifico che non può morire, nemmeno in un attimo di profonda solitudine.

E non serve raccontare, a meno che non serva incantarsi di nuovo dietro a un sogno.

Che non passa.

Non passa.


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giovedì, ottobre 25, 2007, 18:41

Effettivamente potrebbe anche darsi che sbagliando si impari.

Ma fondamentalmente, non sbagliando, si evitano anche molte rogne.

Scegli. E non capisci se davvero scegli oppure se sei lì tanto per dire qualcosa di ininfluente sull'esito di una situazione.

Scegli. E ti rendi conto che se avessi aspettato un secondo di più, avresti soddisfatto anche una personale curiosità, non solo i criteri di domanda e offerta.

Scegli. Ed affronti le incognite.

Senza lagnarti.

Qualche volta.

Ok.

Allora non scegli.

Non scegli. E ti sollevi da qualsiasi responsabilità, scaricandola su chi si professa più determinato di te.

Ecco, bravo, non scegliere che è meglio, tanto non occorre che tu lo comunichi al mondo. Ciò che conta è che tutti sappiano che tu non sai farlo.

Così lo farai per conto tuo. In silenzio. Per guadagnare un'altra opportunità di scelta, nel caso in cui dovesse andarti male la prima volta.

Un altro pomeriggio di pioggia...

Sono andata al lago, qualche giorno fa. In piedi sul ponticello di legno, quello un po' storto, appoggiato non si sa come sulla sabbia nera della riva.

Dio, com'è triste un lago se non hai nessuno da buttarci dentro!

Dio, com'è triste...

E com'è triste Dio...

Questo non lo avevo ancora pensato...

Uno mi ha detto che se sottrai dal molto, ci pensi,

se sottrai dal poco ne soffri e se sottrai dal nulla non sottrai.

Algebricamente sarebbe come aggiungere, anche se in negativo,

e quindi potrebbe anche andar bene.
Se valuti negativo il tuo avere, sottraendovi qualcosa, lo rimpolpi.
Nel negativo.
Ma è giusto anche così.
Nel negativo si cresce e ci si nutre, per poi nutrirlo a nostra volta.
Senza perder mai perchè, a meno che non si compiano gesti positivi,

è impossibile, a conti fatti, sottrarsi davvero qualcosa.
A qualcosa...

Ho sognato che eravamo in un bar ed una tizia bionda tirava di coca.
Con un cucchiaino da pappa reale, si ficcava su per il naso,

con fare elegante, un po' di roba ogni tanto.

Quasi a volersi dare un tono galleggiando nella merda.
Ho sognato che bevevi e non pensavi, mentre la zingara,

seduta di fianco, ti spiegava che non si era dimenticata di quella notte di febbraio,

in cui era andata a dormire pensando alle tue mani macchiate di inchiostro,

dopo essersi fatta l'ultimo sorso di Cointreau,

guardando un estraneo dormire nel suo letto.

 

 

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lunedì, settembre 24, 2007, 18:53

Quando sa cosa fare, lui riesce anche a parlarne.

Ma c'è l'anima. Che grida. Dentro.

E da fuori nessundorma.

Quando so cosa dire, lui non riesce a parlarmi.

Ed io non so cosa fare, se restare a guardare fuori dalla finestra o riagganciare aspettando che passi questa nuova pioggia.

Ci sono momenti in cui anch'io mi fermo e ti tengo stretto tra le dita, immersa fino alla gola in questa oscenità di verbi e complementi che quelli di fuori chiamano vita.

"Don't be lonely  - so you told me -

but don't you worry now?

Loneliness can be ignored and time has shown me how.

Down in the city at night ".

 

Ma quanto vale un IO?
"vale"... ovviamente...
un io senza un tu...
ma se IO sono... in corrispettivo a chi? a cosa?

già uccidere.

è poi un peccato così grande?
Blogger: plmplm     plmplm
ed i mercenari di marina posson esser anche nocchieri... come i nocchieri diventar mercenari.

non vorrei più regole... non vorrei più mordere il freno... e sbavarmi su "calzoni larghi e grigi delle persone anziane"...

"COSA ME NE FACCIO DELLA BUONA REPUTAZIONE,
E DEL DESTINO?"
Blogger: plmplm     plmplm
Della "buona reputazione", una sega mentale.
Del destino, non so. Potrei dirti : "Ciò che vuoi".
Ma siamo già arrivati dove si comprende che se esiste un "destino", allora è meglio non farsene niente.

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martedì, luglio 31, 2007, 16:11

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martedì, maggio 29, 2007, 17:09

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giovedì, aprile 26, 2007, 14:54

In memoria di Ian.

Del suo amico e dell'amico di A.

Che, svegliandosi da un letto di alcool e sudore, capelli rossi ed occhi ardenti di sogni, disse di sì e poi disse di no, parlando del cielo aperto e di mille angeli vivi a metà.

Con un'ala bianca ed una nera, come me. Che lui diceva di aver visto, alla perenne ricerca del varco per rientrare alla vita senza dover passare per un'altra morte.

In memoria va bene, ma senza ricordi è più facile parlare al futuro. Senza memoria nè passato, con un presente in tasca che visita ognuno di noi senza avere il biglietto.

Sotto le colline. Dove stanotte o stamattina non so, ho visto due volpi passare dalla terra nell'erba, con occhi scuri e brillanti di braci cristallizzate.

Ai bordi della statale. Tra alberi appuntiti e coloniche in malora. Perchè stavo bene e decidevo di marciare per un sentiero diverso. Perchè stavo male e volevo vedere, cercare, sentire ancora il profumo dell'erba e della notte. Perchè ci sono amici caldi e amici freddi e la notte non passa senz'alcool e tabacco, senza lasciar tracce di sensi repressi e lacrime inutili. Perchè mi sembrò di morire quel giorno e per una parola di troppo muoio adesso ogni giorno.

Mentre ritorno a dire IO, dopo le traversate impersonali del mio nasconder dolore e sogno a me stessa, mentre ritorno a dire IO, aprendo la gola tra nebbie di primavera e fiori d'acqua.

Mentre ritorno a dire IO.

Perchè se non lo dici non esisti. Perchè se non lo pensi non lo senti.

Perchè se non ti senti uccidi.

Uccidi.

La tua seconda persona singolare che crede di esser la prima quando si parla allo specchio.

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sabato, marzo 24, 2007, 19:06

Un mondo c'è.
Un mondo è vero.
L'altro no.
Laddove mondo è ciò che esiste, non dove esisti tu.
Dal diario di A.
Quando non sapendo da che parte stare, si dimenticò di stare dalla sua e divenne un'altra e non seppe più guardarsi allo specchio.
Per non dover aver paura di morire.

"Stanotte ho dormito in otto riprese.
E pensare che non riuscivo neanche ad addormentarmi.
Verso l'una e mezza ho visto lui e l'incrocio delle mani. Ho istintivamente aperto gli occhi e mi sono sentita sfiorare.
Mi sono ritrovata ai bordi di una strada che conoscevo, ma era notte ed ero arrivata ad un cancello di ferro: dovevo ritirare un carico di libri ma ero circondata da un gruppo di persone che non volevano lasciarmi andare via.  Così ho chiamato al telefono una persona che ora non ricordo chi fosse, perché mi venisse incontro con un'auto per caricarli tutti.
Ho visto un uomo molto bello, quasi nudo, con capelli lunghi e scurissimi che accarezzava un capro di colore azzurro brillante, dalle corna lunghe ed attorcigliate come quelle di un ariete. Aveva gli occhi luminosi e vitrei e lui l'accarezzava nel buio. L'unica luce, diafana, come quella di un fuoco fatuo, era quella che circondava il capro.
Ho provato a riaprire gli occhi perché sapevo di non essere sola in quella stanza, ma non ho fatto in tempo.
Sono entrati dalla finestra ed io ne ho visti tre, tutti scuri e simili ad uomini normali. Non volevo che mi toccassero perché sapevo che erano venuti per farmi del male.
Ho chiamato il nome dei tre ed ho detto loro di non toccarmi in nome della *, e di andare via. Piano piano li ho visti scomparire nella luce dell'alba, mi sembrava di esser sveglia ho aperto gli occhi ed ho visto la finestra aperta richiudersi nella luce. H guardato la parete di fronte ed ho visto una porta scura incastrata nel muro bianco. Ho sentito la voce di *** dirmi di stare tranquilla perché se ne erano andati.
Potevo tornare a dormire. Ricordo solo la sua voce ed il fatto che mi accarezzasse i capelli; mi sentivo agitata e confusa, non sapevo cosa fare ma non riuscivo a muovermi.
Ho visto Cx, qualcuno mi ha sussurrato che la porta si era richiusa ed il numero sul nastro era il 57. Cx era arrivato, erano le undici del mattino (...). Sembrava strano e sembrava non voler sentire le cose che mi sforzavo di dirgli. Ho provato a richiamarlo per farmi ascoltare ma lui  sembrava non avere orecchie ed occhi che per una coppia di briganti indaffarati a smontare non ricordo cosa dal muretto del giardino.
Così ho preso una scatola di cartone con alcune piante dentro e me ne sono andata via da sola.
Sono stata fermata da un uomo che mi ha chiesto che genere di animale portassi con me dentro la scatola ed io gli ho risposto: solo piante. basta animali.
Quando ho riaperto gli occhi, la stanza era spoglia e vuota. Davanti a me solo la porta nera. Ho richiuso e poi riaperto gli occhi ed ho visto la luce del mattino filtrare dalla persiana chiusa sulla parete, senza alcuna porta, ormai.
Era di nuovo camera mia".

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venerdì, marzo 09, 2007, 20:13

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venerdì, marzo 02, 2007, 16:25

L’emozione della PrimaVoltAncora, quella che ti regala la sensazione del vissuto che non ritorna ma resta presente, come le estati e gli sprazzi di luce e cupo colore d’inverno che ti scavano nell’anima e sussurrano.
Nelle orecchie un nuovo canto che sa di libertà ma libertà non è.
Ed uno sguardo di fuoco e di braci intense ed antiche, con mani di vetro che stringono consensi di cuore e non di parole. Ecco, adesso io vorrei sentire se ancora c’è qualcuno, nell’anima mia, che parli di cose come queste che portano lontano, di desiderio in desiderio, senza spegnersi mai, senza dimenticarsi mai. Senza lasciare il lasciato e perso. Perché il lasciato è lasciato e basta. 
Non si perde nulla se si sceglie e non si torna indietro.
Danzare con anima e braccia, disegnare aria ed immagini con voce piena e scolpita di figure e suoni musicali come l’erba che, al tramonto, incontra il vento nella terra e danza.
Come si fa, come si fa, ti chiedo, a muover piedi su legno e mani nel nulla, avvolgendosi il corpo in dieci, cento o mille volti e mantelli fantasma.
Come si fa, come si fa, ti chiedo, a non morir di dolore parlando in voce ed in vece di chi, lasciandoti storie e costumi parlanti, di amore ti ha lasciato un nome ed un corpo che non vedi ma che stringi a te ogni sera, quando parli come lui che lui non è, ma che sei tu.
Come si fa, come si fa, ti chiedo, a immaginare un altro uomo, un’altra donna, un uomodonna che ti aspetti, sul calare di un sipario che non cancella nulla di te, e lascia ancora e sempre, nell’aria densa di una platea, l’odore di fiori semprevivi e sempremorti che parlano di inchiostri conservati e fogli sparsi.
Come si fa, come si fa, ti chiedo.
E mi rispondi così.
Che nulla è mai perso davvero, se ti tieni stretto a te stesso.
Che non dimentichi le luci e le lacrime che hai visto solo tu.
Perché un segreto è un segreto che rende forti se ricordi da dove vieni e riesci ad immaginare dove vai.
Se hai ancora paura di recitarti allo specchio per il timore di non sentirti più.
Se allarghi le braccia al mondo e non abbracci che silenzio.

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martedì, febbraio 20, 2007, 19:31

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mercoledì, febbraio 14, 2007, 19:59

A me avevano detto che non sarebbe accaduto niente nel Cerchio.

Doveva sembrar logico che avessero mentito.

Da subito...

Certa gente HA questa abitudine.

Certa gente  HA.

Questa abitudine, come tante altre.

Ed ora ti dico cosa ne penso, te lo dico scrivendo due righe e tre battute come se non mi pesasse ed invece mi pesa. Come continuo a pesarmi io. Di mattina sul piatto bianco di una bilancina da discount.

Lancette, di destra e di sinistra...

Ci sono, sì, te l'ho già detto, giorni di rosso intenso, giorni in cui non ti ritrovi mai, non ti cerchi ed aspetti che la luce passi per poter ritrovare la via di casa. Ci sono strane sensazioni e desideri inespressi, quelli miei e quelli di S., per esempio, che vuole, vuole sempre qualcosa da me e non riesce ad ottenerla, non ancora, e mi guarda senza vedermi, o forse mi vede senza guardarmi, non so... E' come tenersi per mano in un circolo cieco, è come il non volersi sentire davvero mentre si parla. Conta l'io, conta il lui, contano le lei che non si guardano allo specchio ma che si contano i capelli sulla fodera dei paltò.

E così sono partita di nuovo e non mi sono fermata ancora, non sono tornata indietro, perchè ho deciso che questo viaggio, io, me lo faccio fino in fondo, stavolta, che tanto non ho niente da perdere.

Spero solo di aver chiuso il rubinetto dell'acqua in cucina prima di uscire...

Perchè le orecchie sentono anche il disagio di certe acque lasciate libere e sole, ad una così grande distanza...

Ed ho detto a S. che non ne vale la pena, poi, star sempre lì a pensare di essersi ridotti a qualcosa o a qualcuno, che tanto sei sola lo stesso, anche se preghi in ginocchio di essere ascoltata, svendendo vita e morte in un unico sì.

Perchè io con S. ci parlo, ancora ci parlo, persino di notte, perchè non riesco a sognarla.

Ed invece vorrei.

Mi dice che una Tigre ascendente Drago non può essere felice in questo mondo, ma di sicuro farà felice qualcun altro, portandosi addosso, ovunque vada, i pezzi di certe storie che nessuno, lei compresa, vivrà mai abbastanza per poterle raccontare tutte con coerenza.

Io non ci credo.

Ma continuo a mettermi la borsa al collo per andare un po'più in là.

Sempre un po' più in là di qua. 

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venerdì, febbraio 02, 2007, 21:33

 

                                 

"(...)DAI, NON TI PUOI DAR PACE. NON SAI
ACCETTARE UNA BEFFA DI ARLECCHINO
SÌ L’ACCETTO
NOI SIAMO GENTE CHE ABBIAMO TUTTO IL
TEMPO DI PECCARE E DI MEDITARE
DI REDIMERCI, DI STARE SOLI E DI STARE
INSIEME. ABBIAMO TUTTO IL TEMPO A
NOSTRA DISPOSIZIONE. SIAMO PADRONI
DI PERDERLO E DI UTILIZZARLO.
NON ABBIAMO PROBLEMI DI ORARIO
IMPEGNI DI EDITORI DI CARTELLONE
SCADENZE DA RISPETTARE ORARIO DI
UFFICIO. SIAMO QUI PER SPERIMENTARE
NOI STESSI NEL BENE E NEL MALE
NELLA PIÙ ASSOLUTA LIBERTÀ E
NELLA PIÙ GRANDE DISPONIBILITÀ
SIAMO I PRIVILEGIATI DI UN MONDO DI
BUROCRAZIE E DI CATENE DI MONTAGGIO
- E SMONTAGGIO – DECIDIAMO DI
QUANDO ADDORMENTARCI E DI QUANDO
SVEGLIARCI, QUANDO CAMMINARE E
QUANDO STARE FERMI, QUANDO
MANGIARE E PERSINO DEFECARE
FICCARE, STRUIRCI, TRASMETTERE IL
SAPERE, CREARE, ABBANDONARE TUTTO
E STARCENE CON LA PANCIA ALL’ARIA.
SIAMO I PRIMI PERCHÉ SIAMO GLI ULTIMI.
ABBIAMO TUTTO QUELLO CHE CONTA
PERCHÉ FACCIAMO A MENO DI TUTTO.
ABBIAMO L’AMORE L’INVIDIA L’ADORAZIONE
TUTTI I FLASH POSSIBILI E IMMAGINABILI
MA NON SIAMO FATTI DI NIENTE
E NON SIAMO DI NESSUNO.
INAFFERABILI
DISTANTI
SENZA POSA
NÉ DIO NÉ FANS
RESTIAMO ANONIMI
SIAMO PURI CORPI
SEMPLICI REALTÀ(...)
(Nino Gennaro - La via del sexo)

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martedì, gennaio 16, 2007, 17:58

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Blogger: EL
I'm a joker, I'm a smoker, I'm a midnight tALker...

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